Carlo Fruttero rievoca, con il suo caratteristico understatment, i dieci anni passati all'Einaudi. «Andavo a mezzo servizio in un ufficio, leggevo, traducevo, e correggevo le traduzioni con un furore tremendo perché erano disastrose". Il suo compagno di stanza era Italo Calvino. Tutta la cultura passava di lì, era la casa editrice intellettuale d'Italia, ed "era anche molto snob».