Nicolai Lilin

Nato a: 
Bender, in Transnistria (ex Unione Sovietica)
Biografia: 

Nicolai Lilin è nato nel 1980 a Bender, in Transnistria, regione dell'ex Unione Sovietica autoproclamatasi indipendente ma non riconosciuta da nessuno Stato. Ha trascorso infanzia e adolescenza in un ambiente dominato dalla criminalità sovietica, tra carcere minorile, baby-gang e poliziotti del Kgb. Cresciuto alla scuola della strada, a dodici anni è stato iniziato da un Maestro all'antica arte del tatuaggio, imparandone le tecniche e i codici complessi. Dopo un lungo apprendistato, a vent'anni ha aperto con un amico uno studio di tatuaggi a San Pietroburgo. Costretto a lasciare improvvisamente il suo paese, dopo avere combattuto la guerra in Cecenia si è trovato a girare l'Europa, fermandosi in luoghi diversi. Dopo avere appreso che la madre (che non vedeva da dieci anni) si era trasferita in Italia, non ha esistato a raggiungerla, e in Italia ha conosciuto la moglie e avuto una figlia.

Se da adolescente aveva fatto tesoro della narrazione orale degli anziani, da adulto ha deciso di trasformare in letteratura ciò che aveva visto e sentito, e nel 2009 scrive, pubblicato da Einaudi, Educazione siberiana, un romanzo autobiografico (scritto in italiano) sulla sua spericolata adolescenza nella "comunità criminale" di Bender. Un mondo, quello della criminalità sovietica di marca siberiana, vissuto e osservato dal punto di vista di un giovane, educato a diventare un "criminale onesto", con un preciso codice etico. E' un successo fulmineo: il libro, andato esaurito nelle prime ventiquattr'ore, ha toccato rapidamente il tetto delle 50 000 copie, grazie anche alla ampia presentazione che Roberto Saviano ne ha fatto su Repubblica. Nel 2010 pubblica Caduta libera (Einaudi), romanzo in cui l'autore racconta in prima persona la sua esperienza di diciottenne in Cecenia nelle fila dell'esercito russo. Nel 2011, ancora per i tipi di Einaudi esce il romanzo Il respiro nel buio.

Dal 2003 Lilin vive in provincia di Cuneo, dove fa il tatuatore.

 

Immagine: 
Bibliografia: 
  • Educazione siberiana, Einaudi, 2009
  • Caduta libera, Einaudi, 2010
  • Il respiro nel buio, Einaudi, 2011


incipit: 

 Il respiro nel buio




Tornare a casa dopo il servizio militare è stato come passare a un'altra vita. Il percorso che ho fatto, a segnarlo su una mappa, può sembrare facile: qualche centinaio di chilometri in treno, un paio di giorni di viaggio. Nella realtà è stata un'avventura faticosa e piena di sentimenti, andavo verso un mondo che non ricordavo più, che non ero sicuro di conoscere, dato che negli ultimi due anni l'esercito era stato la mia casa, la mia famiglia, la società, il mondo. Non sapevo se in quei due anni tutto era cambiato, o era rimasto come lo ricordavo, forse ero cambiato io ma non riuscivo a capire fino a che punto, avevo perso ogni misura. Tutto quello che avevo in testa era legato alla guerra, all'azione, alla sopravvivenza. Dal finestrino del treno osservavo le città, i campi e i boschi del sud della Russia, cercando di trovare la differenza tra la pace e la guerra, ma mi sembrava di portarmela dentro, la guerra: mia unica certezza.

Sceso dal treno ho fatto un giro a piedi per la mia città. Sembrava un posto diverso, sconosciuto, con quelle facciate che erano disperate imitazioni dei grattacieli di cristallo di New York. Da ogni angolo spuntavano strutture di dubbia qualità architettonica in cui abbondavano vetro, silicone e alluminio bianco, che si sporcava subito: l'effetto complessivo era quello di una clinica veterinaria di provincia.

 

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